Lui la chiama Bello Sguardo,
mezza voce, senza posa,
come si tiene tra le mani
una piccola cosa preziosa.
Lei attraversa la sera
con vent’anni negli occhi,
e il tempo le cammina accanto
ma non spegne i suoi fuochi.
Sul tavolo c’è il pane,
due bicchieri, poca luce,
una casa che respira
tutto quello che non dice.
Lui rimane sulla soglia,
non fa gabbia, non fa muro,
ma quando il buio si avvicina
sa diventare scuro.
Non c’è favola perfetta,
non c’è cielo senza tagli,
solo mani che si cercano
dentro giorni sempre uguali.
Bello Sguardo, guarda ancora,
come fosse la prima volta,
c’è chi resta sulla porta
senza chiuderla una volta.
Bello Sguardo, resta luce,
anche quando il giorno è stanco,
lui ti porta dentro al cuore
senza stringerti al suo fianco.
Ci sono notti senza nome,
frasi rotte nel bicchiere,
ma l’amore non fa scena,
mette ordine al mestiere.
Lei sorride alla finestra,
lui capisce senza fare,
certe volte basta un passo
per tornare a respirare.
Lei conserva sulle dita
soluzioni e cicatrici,
lui fa spazio alla sua strada,
ai suoi passi più felici.
Non le toglie mai il mistero,
non le chiede di restare,
ma le tiene acceso il mondo
quando il mondo vuole urlare.
Bello Sguardo, guarda ancora,
come fosse la prima volta,
c’è chi resta sulla porta
senza chiuderla una volta.
Bello Sguardo, resta luce,
anche quando il giorno è stanco,
lui ti porta dentro al cuore
senza stringerti al suo fianco.
Bello Sguardo, amore lento,
che non cerca di brillare,
quarant’anni nello stesso respiro
e ancora voglia di danzare.
Bello Sguardo, guarda ancora,
come fosse la prima volta,
c’è chi resta sulla porta
senza chiuderla una volta.
Bello Sguardo, resta luce,
anche quando il giorno è stanco,
lui ti porta dentro al cuore
senza stringerti al suo fianco.
Bello Sguardo, bella vita,
che non smette di passare,
lui la chiama ancora così,
lei continua a guardare.
La canto sottovoce,
per rispetto e per pudore,
due persone, una finestra,
quarant’anni e ancora amore.